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IL GIOCO? È UNA COSA SERIA

IL GIOCO? È UNA COSA SERIA

Come preparare i bambini al prossimo anno scolastico durante l’estate giocando insieme a loro

Come il bambino necessita di una superficie solida per muovere i primi passi e imparare a camminare, necessita della dimensione del gioco per promuovere e consolidare tutto ciò che ha appreso per via osservativa (observational learning) e per via esplicita (insegnamento intenzionale ed esplicito) connettendo le nuove abilità a un substrato neurobiologico che è in rapido mutamento. Si tratta di avere fiducia che il cervello del bambino sia strutturato per apprendere e che la motivazione sia l’unica vera variabile che l’adulto possa manipolare. Al bambino non serve lo scopo di un voto per apprendere, ma gli è sufficiente sperimentare delle nuove abilità in un contesto di divertimento. Quale miglior contesto del gioco? Per chi non ha una naturale tendenza al gioco, può sembrare veramente complesso insegnare lontano dalle modalità tradizionali. Si tratta di cominciare a intravedere e cogliere le occasioni che la vita quotidiana e il periodo estivo offrono ai bambini per ripassare e consolidare quello che hanno imparato a scuola.

Il gioco è ampiamente riconosciuto dalla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite come un diritto di ogni bambino e l’Associazione Pediatri Americana ha individuato l’assenza e la riduzione di gioco come un pericolo per il benessere dei bambini, per il loro sviluppo e per le loro relazioni sociali.

Dalla massima “prima il dovere e poi il piacere”, sappiamo che normalmente il gioco segue sempre i compiti e ai bambini viene consentito di giocare in libertà solo dopo aver svolto i compiti con l’adulto. Ciò che occorrerebbe instaurare è invece una condizione in cui i compiti non siano segnale di imposizione e noia, ma diventino parte essenziale di un momento di interazione e divertimento. Considerando che il gioco ha un effetto liberatorio, scarica dallo stress e riduce l’inibizione e l’ansia, dare come compiti a casa “giocare con i propri figli” potrebbe avere l’effetto di giovare indirettamente anche sulla vita familiare. Ci sono molti modi per rendere lo studio un vero e proprio gioco utilizzando in modo consapevole quelli che sono definiti i motivatori dell’apprendimento. Di fronte ad un bambino di 7 anni, sarà maggiormente motivante presentare un problema che parli di quanti dei 10 nemici rimangono se i Superpigiamini ne sconfiggono 4, piuttosto che calcolare quante figurine restano se Mario ne perde 3. Per rafforzare l’uso delle doppie durante la scrittura, si potrebbe dettare una serie di parole al bambino chiedendogli di battere le mani, o di alzarsi in piedi solo quando ascolterà una parola che contiene la doppia. 

“Dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo; coinvolgimi e io imparo” (B. Franklin). Il coinvolgimento, il divertimento e, quindi, il gioco sono i fattori che accomunano tutti i motivatori dell’apprendimento, gli strumenti più importanti che un’insegnante possiede nel proprio repertorio. I bambini vanno stupiti e incuriositi, vanno coinvolti attivamente.

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